
NAPOLI, sul finire degli anni '80 del 1900 circa.
Io e mia sorella aspettavamo fuori, fuori dall'oscurità della camera oscura allestita in casa, sotto una scalinata.
La carta su cui venivano stampate le foto è ormai introvable ma è quella che non smetterò mai di cercare. E' porosa, opaca, non abbagliante. Valorizza i neri, i grigi, i contrasti. E' sinestetica: la si guarda e subito dopo si è indotti a toccarla.
Giusto si tiene a freno l'istinto da segugio per il timore di essere osservati da occhi giustizieri.
E' una carta concava, che accoglie, ritrae, assorbe. Fa attrito col tempo, lo sfida, resiste, ruba i suoi attimi.
Non teme l'angoscia del deperimento.
E' una carta che attiva il ricordo proprio come una madaleine.
E' la carta Manifesto della mia fotografia che lotta e resiste al "C'est pour cela que je le dis".